Nell’ultimo decennio il calcio femminile ha avuto un’esposizione globale sempre maggiore, tanto che i primi bagliori di una crescita economica si sono visti. Ma non solo, anche la partecipazione da parte dei tifosi e la competitività mostrata sul campo sono in costante aumento.

Tutto questo però deve andare di pari passo con lo sviluppo di un quadro normativo ad hoc, con l’obiettivo di garantire alle calciatrici condizioni di lavoro sicure. Salvaguardando la carriera sportiva delle atlete, l’intento ultimo è fornire al calcio femminile un futuro da protagonista.

Per questo motivo la FIFA sta introducendo modifiche rilevanti al RSTP (Regulations on the Status and Transfer of the Player), ovvero il regolamento sulle condizioni e il trasferimento delle calciatrici, con lo scopo di offrire maggiore protezione e tutela. In quest’ottica, la FIFA sta procedendo con l’approvazione di una serie di condizioni di lavoro minime per le giocatrici che comprendono la tutela per la maternità.

Le condizioni minime di lavoro per le calciatrici

Tenendo conto che poi ogni federazione avrà la possibilità di fornire maggior protezione, ecco quali sono le condizioni standard minime a livello globale imposte dalla FIFA:

Remunerazione obbligatoria

Ai sensi della Convenzione n. 183 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, e in assenza di condizioni più vantaggiose previste dalla legislazione nazionale o da un contratto collettivo, una giocatrice ha diritto al congedo di maternità. Il congedo di maternità è definito come un periodo minimo di 14 settimane di assenza retribuita, con almeno otto settimane dopo la nascita,  pagato l’equivalente dei due terzi del suo stipendio contrattuale.

Ritorno al lavoro

Una giocatrice ha il diritto di riprendere l’attività calcistica dopo il completamento del congedo di maternità. Il suo club avrà l’obbligo di reintegrarla nell’attività calcistica e di fornire una continua e adeguata assistenza medica. L’atleta avrà la possibilità di allattare al seno un neonato. I club dovranno fornire strutture adeguate in conformità con la legislazione nazionale applicabile o con un contratto collettivo

Sostituzione

I club possono eccezionalmente mettere sotto contratto una giocatrice al di fuori del periodo di mercato per sostituirne temporaneamente un’altra che ha preso il congedo di maternità. Il contratto della sostituzione temporanea, a meno che non sia stata diversamente concordata, scadrà il giorno precedente il ritorno al lavoro della calciatrice in congedo di maternità. L’integrazione in rosa di una giocatrice che ha terminato il periodo di congedo sarà ammesso al di fuori del periodo di mercato.

Tutela durante la gravidanza

Al fine di garantire che le giocatrici incinte non siano messe a rischio, quest’ultime hanno il diritto di ricevere una regolare consulenza medica. Le giocatrici incinte dovrebbero anche avere il diritto di fornire servizi al loro club in modo alternativo. In questi casi, il club ha l’obbligo di rispettare questa decisione e di lavorare con la giocatrice per formalizzare un piano di lavoro alternativo.

Protezione dal licenziamento

Nessuna giocatrice dovrebbe mai subire uno svantaggio di alcun tipo a causa della sua gravidanza. Di conseguenza, la rescissione unilaterale del contratto di una giocatrice a causa dello stato di gravidanza sarà considerata una rescissione senza una giusta causa. Tale risoluzione sarà considerata una circostanza aggravante e comporterà, oltre all’obbligo di pagare un indennizzo, l’imposizione di sanzioni sportive, che potranno essere combinate con una multa.

Questo nuovo regolamento, che garantirà condizioni di lavoro adeguate alle giocatrici, è stato accettato all’unanimità dal comitato della FIFA nella riunione del 18 novembre 2020, e avrà la sua approvazione finale durante il Consiglio FIFA nel dicembre 2020. Aria di svolta nel mondo del calcio femminile.