Negli Stati Uniti la battaglia sull’uguaglianza dei diritti tra calciatrici e calciatori imperversa. Le atlete, capitanate dalla campionessa Megan Rapinoe, sono decise a far giustizia dopo la prima battaglia persa sull’equal pay. Se l’accordo per quanto riguarda la parità di retribuzione non sembra così vicina, passi in avanti in questi mesi ne sono stati fatti.

Infatti, la US Women’s National Team e la US Soccer Federation (USSF) hanno raggiunto un accordo sulle condizioni di lavoro. L’intesa prevede che i voli charter, la sistemazione in albergo, la scelta della sede delle partite e il supporto del personale professionale per la squadra femminile siano uguali a quelli della nazionale maschile.

“Siamo lieti che le giocatrici della USWNT abbiano combattuto e raggiunto condizioni di lavoro uguali da tempo attese” ha dichiarato la portavoce delle giocatrici Molly Levinson all’Associated Press. La stessa Levinson ha aggiunto che le giocatrici “restano impegnate come sempre nel lavoro per raggiungere la parità di retribuzione che meritiamo legalmente”.

Il cammino verso la parità salariale

Dunque, la battaglia legale per l’equal pay non è ancora finita. È in programma, infatti, un nuovo appello, dopo che le giocatrici hanno presentato ricorso a seguito della decisione del tribunale, lo scorso maggio, di negare la parità salariale. È in programma, infatti, un nuovo appello, dopo che le giocatrici hanno presentato ricorso a seguito della decisione del tribunale, lo scorso maggio, di negare la parità salariale. La sentenza del primo maggio dello scorso anno, emessa dal giudice R. Gary Klausner, affermava che le giocatrici dell’USWNT non avevano subito discriminazioni salariali ai sensi dell’Equal Pay Act perché la squadra femminile aveva giocato più partite e fatto più soldi della squadra maschile. Il giudice, anzi, accusava la squadra femminile di avere respinto un accordo di contrattazione collettiva in cui avrebbe avuto la stessa struttura retributiva della squadra maschile a favore di un diverso contratto collettivo. Klausner infine scriveva che “il confronto tra i contratti collettivi maschili e femminili è insostenibile perché ignora la realtà che MNT e WNT hanno negoziato per accordi diversi e che riflettono preferenze diverse e che il WNT ha esplicitamente respinto i termini che ora cercano di imporre retroattivamente a se stesse”.

Aver risolto la questione apre la strada alle giocatrici verso l’appello per ottenere la parità salariale. Allo stesso tempo la rimozione di uno degli ultimi elementi irrisolti nella causa contro la discriminazione salariale della squadra ha permesso alla Federcalcio degli USA di sbarazzarsi di un punto di contesa e di segnalare l’apertura del calcio statunitense.

Make women’s football great again

Levinson sottolinea che l’obiettivo è “assicurarci di lasciare il calcio femminile in un posto migliore per la prossima generazione di donne che giocheranno per questa squadra e per questo paese”.

Il presidente della US Soccer Cindy Parlow Cone, ex calciatrice statunitense, ha definito l’accordo come un “passo avanti positivo” e afferma di essere “impegnata al 100% per la parità di retribuzione”.

“Spero che le giocatrici e i loro avvocati vedano che stiamo adottando un nuovo approccio. Il modo in cui abbiamo raggiunto questo accordo è stato collaborativo” ha detto Parlow “La mia speranza è che continuiamo su questa strada e siamo in grado di trovare una soluzione su tutti gli aspetti di questa controversia”.

Le vicende del calcio femminile americano, certamente all’avanguardia rispetto a quello europeo, può fare da apripista verso un’ulteriore crescita di un movimento che a breve riconoscerà il professionismo ovunque.