Da mesi negli Stati Uniti infuria la battaglia sulla parità salariale tra uomini e donne nel mondo del “soccer”. Capitanato dalla stella mondiale Megan Rapinoe, il movimento femminile rivendica i propri diritti a partire dallo sport fino ai lavori più comuni. Gli studi condotti parlano chiaro, esiste un gap reale tra la remunerazione percepita da una donna rispetto ad un uomo, qualsiasi sia il settore.

Questo tema è stato oggetto di discussione alla Casa Bianca lo scorso 25 marzo. Il presidente Usa, Joe Biden, in occasione dell’Equal Pay Day (la Giornata della parità salariale), insieme alla moglie Jill ha ricevuto alla Casa Bianca due calciatrici della nazionale femminile Usa Margaret Purce e Megan Rapinoe, portavoce del movimento femminile, per una tavola rotonda a cui hanno partecipato virtualmente anche altre compagne di squadra.

“Non importa se sei elettricista, contabile o giocatrice della migliore squadra di calcio al mondo. Il ‘pay gap’ è reale. E questa squadra è la prova vivente che puoi essere la migliore in ciò che fai e comunque dover continuare a combattere per la parità salariale”, ha detto Biden. Il presidente, riconoscendo il valore di una squadra che da diversi anni colleziona vittorie e trionfi, ha teso la mano promettendo aiuto per migliorare questa situazione che lo scorso anno si era fatta addirittura assurda.

Il presidente americano favorevole all’Equal Pay

La nazionale di calcio femminile Usa, vincitrice della coppa del mondo per ben quattro volte e attuale detentrice del titolo conquistato nell’ultima edizione del 2019, aveva fatto causa alla Federcalcio Usa quello stesso anno per discriminazione salariale.

Tra lo stupore e l’incredulità di tutti, a maggio 2020 il giudice incaricato ha archiviato l’azione legale con la motivazione che le donne avevano accettato una diversa struttura di paga di base rispetto alla squadra maschile e perciò non sussisteva alcuna disuguaglianza nelle retribuzioni.

La squadra femminile d’altro canto non si è persa d’animo e ha in programma di presentare ricorso. Megan Rapinoe, giocatrice simbolo del calcio a stelle e strisce, è già stata in passato protagonista della lotta per la parità della Nazionale femminile rispetto a quella maschile. La 35enne ha sottolineato come i suoi numerosi successi, tra cui il Pallone d’Oro, due Coppe del mondo e un oro olimpico, sia stata “svalutata” e che gli è stato detto che “non meritava più di tanto solo perché era una donna”.

L’incontro si è svolto in occasione della ‘Giornata della parità retributiva’, che sottolinea quanto più tempo le donne devono in genere lavorare per eguagliare ciò che gli uomini guadagnano in un solo anno. Le lavoratrici statunitensi a tempo pieno tutto l’anno sono generalmente pagate solo 82 centesimi per ogni dollaro pagato agli uomini. Nell’occasione il presidente degli Stati Uniti ha firmato l’atto che proclama l’Equal Pay Day.

In Europa si lotta per il professionismo

Un passo avanti importante nella battaglia che le giocatrici americane stanno portando avanti con determinazione e orgoglio. Il neopresidente americano sembra favorevole a questo pensiero che semplicemente dovrebbe essere la normalità.

Vicende, queste, che hanno riscosso grande seguito in Europa, dove numerose sono state le iniziative a favore ma ancora troppo poco è stato fatto a livello legislativo. Basti pensare che più della metà dei massimi campionati femminili non è ancora professionista. Senza contare che una buona fetta delle atlete che con passione dedicano intere giornate ad allenarsi non ricevano nemmeno un rimborso spese. Qua non si tratta solo di coprire una voragine a livello salariale, ma di rendere dignitoso il sacrificio di atlete le cui carriere meritano di essere raccontate e ammirate.

Dall’altro capo del mondo si alza la voce che attraversa l’oceano Atlantico e che comprende un movimento di donne che non possono più stare nell’anonimato, ma che, con uguale se non maggior impegno, meritano di essere trattate come i colleghi uomini.