Nina Rung, criminologa e docente, e Peter Rung, che lavora per la prevenzione della violenza nell’estate 2019 hanno denunciato la federazione svedese per discriminazione. Dopo il mondiale femminile dello scorso anno avevano chiesto, attraverso le pagine del quotidiano Expressen, trasparenza per quanto riguardava i compensi destinati alle nazionali maschili e femminili.

L’indagine del Difensore civico per la discriminazione (DO) si è concentrata quindi sulla differenza di compensazione tra la nazionale maschile per i mondiali 2018, in cui arrivò ai quarti, e quella femminile per i mondiali 2019, in cui conquistò il bronzo. L’analisi mostra che “in un confronto tra le nazionali maschili e femminili e una proporzione immaginaria ai quarti di finale mostra che per le squadre rispettivamente dei mondiali 2018 e dei mondiali 2019 il compenso delle giocatrici della nazionale femminile è stato pari circa al 10% del compenso di quello dei giocatori della nazionale maschile.

Secondo quanto emerge dallo studio, queste differenze sono da “ricondurre principalmente a importi legati alle entrate del pubblico e ai compensi della FIFA”. Secondo DO le differenze tra i ricavi nel calcio femminile e maschile sono così marcate da essere considerati due mercati completamente diversi, dove i ricavi che si generano e di cui possono beneficiare le giocatrici sono significativamente inferiori a quelli dei colleghi maschili e perciò “i giocatori delle nazionali femminili e maschili oggi non si trovano effettivamente in una situazione paragonabile, che è una delle condizioni preliminari affinché ci sia una questione di discriminazioni ai sensi della legge”.

Dunque, secondo la valutazione del DO, “non vi è alcun obbligo per la SvFF di modificare il livello retributivo che si applica alle squadre nazionale di calcio femminili e maschili”, ma allo stesso tempo il DO sottolinea che “la posizione dell’autorità sul tema della discriminazione non impedisce alla SvFF e alle associazioni di calciatori/calciatrici di scegliere un altro modello di compensazione che garantirebbe parità di retribuzione per i giocatori della nazionale maschile e femminile”.

La decisione non è invece piaciuta a Nilla Fischer, veterana della nazionale svedese, con cui ha vinto un argento olimpico, 2 bronzi mondiali e un bronzo europeo, che già nel 2018 durante il Galà del calcio svedese aveva fatto un discorso sulla mancanza di eguaglianza nel calcio.

“Ho fiducia nel DO come autorità, ma penso che la decisione sia strana in base a come definiscono un mercato e noi che operiamo nel calcio professionistico” ha scritto l’ex capitano del Wolfsburg su Instagram “Questo è il motivo per cui ora passo la palla alla Ministra dello Sport Amanda Lind e al governo. Affrontate la questione, chiedete uguaglianza, se non per la causa stessa, allora per tutte le ragazze là fuori che amano il calcio!”.

Dopo la notizia dell’equal pay per Inghilterra e Brasile, anche la stella del Real Madrid Kosovare Asllani ha espresso la sua rabbia per la decisione del DO e nei confronti della SvFF sui social attraverso un lungo post. In una storia su Instagram ha scritto: “Fino a non molto tempo fa c’era la possibilità di essere i primi, ora si tratta di evitare l’imbarazzo di essere gli ultimi #equalpay”.

La nazionale maschile, durante il ritiro dei primi di settembre, ha discusso sulla questione della nazionale femminile. Il calciatore Emil Forsberg, di fronte ai media durante una conferenza ha affermato: “Per me è ovvio che dovrebbe essere uguale [il compenso per calciatori e calciatrici della nazionale], non è nemmeno una domanda”.

Successivamente la SvFF ha comunicato sul proprio sito che i giocatori della nazionale maschile, di propria iniziativa hanno deciso di giocare le partite autunnali senza alcun compenso finanziario.

Questa scelta, arrivata in un momento di difficoltà della federazione svedese, che ha un budget in forte perdita, apre alla possibilità di creare condizioni più eque in vista delle future discussioni contrattuali con la squadra maschile e femminile.