Mentre infuria la polemica sui diritti TV della Serie A maschile italiana, il calcio femminile mondiale, con la consueta fierezza che lo contraddistingue e senza troppi sbandieramenti, si sta meritando sul campo la conferma sulle emittenti televisive di tutto il mondo.

Una dimostrazione pratica di ciò che sta avvenendo è presto detta. NENT (Nordic Entertainment Group), a novembre 2020 ha annunciato di aver acquisito i diritti tv per Norvegia, Svezia e Danimarca del Mondiale di calcio femminile in programma nel 2023 in Australia e Nuova Zelanda. Questo significa che molte emittenti sono convinte dai risultati raggiunti in termini di audience e hanno deciso di investire già per assicurarsi i prossimi eventi di cui il calcio femminile sarà protagonista.

Non solo. Il budget previsto per assicurarsi i diritti di trasmettere le partite di un movimento in continua crescita è destinato ad aumentare, toccando cifre che si possono permettere solo gli sport (quelli maschili) più popolari al mondo.

Ricavi da 400 milioni entro il 2030: una voce autorevole

Ebru Koksal, presidente del network Women in Football, è sicura. Intervistata dal Financial Times, ha affermato che “Entro il 2030, il calcio femminile sarà diventato uno sport comune. Ad eccezione dei massimi livelli del campionato maschile, potrà comunque competere con le leghe maschili, o altri sport come rugby, cricket o tennis”.

Un bacino di spettatori potenzialmente più ampio, quindi, di diverse leghe calcistiche secondarie o della Premiership, la principale lega rugbistica inglese. Secondo quanto riportato dal Sun, la crescita del movimento potrebbe portare ricavi da diritti televisivi tra 216 e i 346 milioni di sterline, ovvero la bellezza di circa 400 milioni di euro, per le cinque principali leghe europee.

Una crescita di audience vertiginosa

Ad alimentare l’entusiasmo e le prospettive è anche crescente interesse nei confronti del calcio femminile dal 2019, anno dei mondiali, ad oggi, con BT Sports che ha registrato picchi di audience fino a 85.000 spettatori per le gare della Women’s Super League (WSL), il massimo livello del calcio femminile in Inghilterra.

Senza contare i continui record di audience abbattuti nella Serie A femminile e nella NWSL americana, campionati che hanno riscontrato un notevole interesse, soprattutto in seguito dei successi delle proprie nazionali al Mondiale 2019.

La fiducia nella crescita del movimento si riflette anche nel discorso degli arbitri. Solamente settimana scorsa, la FA ha dichiarato di non avere un progetto per l’introduzione di arbitri con contratto a tempo indeterminato per la WSL, dal momento che “non vi sono abbastanza guadagni per poterli pagare”, ma che comunque le cose sarebbero potute cambiare nel momento in cui dovessero arrivare iniezioni di liquidità.

Joanna Stimpson, che si occupa del mondo arbitrale in relazione al calcio professionistico femminile per la FA ha affermato che “Nei prossimi tre anni sono in programma progetti per aumentare davvero quel livello di professionalità intorno alla WSL e al campionato. Ciò significherà arbitri a tempo pieno nei prossimi anni”.

La nostra visione è quella di avere ufficiali di gara a tempo pieno per la WSL. Ma purtroppo siamo guidati dal valore del campionato. Se ci fossero nuove fonti di reddito da qualche parte, le cose potrebbero cambiare”, ha concluso.

Brand avvisati

Appare quindi evidente che senza sponsor il calcio femminile rischi di restare al palo. L’affermazione definitiva di questo sport non è possibile senza l’impegno concreto di partner commerciali che vedano nel calcio femminile opportunità non altrimenti presenti in altri contesti. Un brand che decide di entrare nel mondo del calcio femminile deve essere consapevole che il suo apporto è economico ma non solo.

Compito di estrema importanza sarà quello di promuovere i valori alla base del calcio in rosa, combattere i pregiudizi che questo sport ancora si porta con sé e farlo arrivare al top.